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La Cina in oltre 100 viaggi - pt.1 "Primo approccio"

Il mio primo viaggio ha avuto carattere ufficiale che racconterò in un’altra mia memoria. Parliamo del mio secondo viaggio in compagnia di alcuni amici fra i quali: Gianni Rodari scrittore e giornalista, 

Renata Pisu giornalista e Aldo Frey direttore Swissair America. Unico accesso alla Repubblica Popolare Cinese in quel tempo era il varco di Lo Wu. Per passare il tempo nel lungo tragitto ferroviario nella Cina continentale ho acquistato a Hong Kong un settimanale. Il nostro accompagnatore To Qi Lung volle controllare se la qualità della rivista fosse consona allo spirito socialista; sfogliò accuratamente la rivista e strappò la pagina con la pubblicità di un reggiseno indossato da una modella occidentale, dicendomi che se non fossi stato un ospite di stato avrebbe dovuto arrestarmi per importazione di materiale pornografico nel Paese. Stracciò la pagina in molti pezzettini per distruggere le prove del reato. Proseguendo il viaggio ci portarono a visitare una comune agricola con un centro di ricerca nucleare nei pressi di Guangzhou nella provincia di Guangdond.

 

L'incaricato che ci spiegava le ragioni della visita ci fece edotti di come i contadini potevano diventare scienziati seguendo il Mao Zedongpensiero. Ci fece visitare tre forni creati per la fusione dell’atomo, per metterci al corrente dei sacrifici di questi eroi contadini: il primo esperimento causò un'esplosione con un morto e qualche ferito, nel secondo i morti furono due e altrettanti feriti, nel terzo morirono tutti (sembra quattro), ma lo scopo era raggiunto e le conclusioni furono inviate a Pechino per proseguire la ricerca dell’ordigno nucleare. Ci fermammo all'esterno del capannone, davanti ad un cippo in memoria ai caduti per la scienza, osservando un minuto di silenzio. Alla sera percorrendo una via centrale scarsamente illuminata notai che le finestre dei palazzi erano illuminate in maniera disuguale e chiesi la ragione al mio accompagnatore, che mi spiegò che quelle case erano abitate da funzionari del regime e che secondo l'importanza degli incarichi avevano diritto a delle lampadine con più o meno luminosità, cosi che si poteva stabilire dall'esterno l'importanza dell’inquilino. Altra stranezza di questa città è stato lo spostamento delle famiglie dai barconi sul fiume delle Perle nelle case popolari appositamente costruite, dal compagno Mao. L'operazione non ebbe un gran successo in quanto gli inquilini abituati a fare i loro bisogni dalle sponde delle barche direttamente nell'acqua continuarono con lo stesso sistema dai davanzali delle finestre, con conseguenze immaginabili per i passanti, così li riportarono sulle barche. Il nostro viaggio proseguì per Hangzhou, nella provincia dello Zhejiang. La sera stessa la municipalità aveva organizzato uno spettacolo teatrale con la rappresentazione dell'opera “La ragazza dai capelli bianchi”. A causa del massacrante tour de force imposto dalle autorità locali.   

 

 
 
 
 

 

Aldo Frey mi chiese di scusarlo perché si sentiva stanco, ciò che io feci e partimmo per il teatro senza il mio amico. Lo spettacolo iniziò con la sola musica e poi s'interruppe per circa un ora fino a quando l'amico Frey fu portato a teatro con un'ambulanza proveniente dall'ospedale. Era successo che le autorità sanitarie locali avevano fatto trasportare il malato in ospedale che lo dichiarò fuori pericolo e lo portò con la stessa ambulanza in teatro, così poté iniziare la rappresentazione. Sempre a Hangzhou durante un'escursione in barca sul Lago dell'Ovest feci notare al barcaiolo i tanti fiori di loto che ci circondavano e chiesi alla nostra guida quale importanza potessero avere per i cinesi. La risposta fu lapidaria quelle sono erbacce che anche i maiali si rifiutano di mangiare. Fine della discussione. A Pechino mi fu assegnata una spaziosa stanza all'ultimo piano dell'Hotel Beijing (oggi Raffles Beijing), verso le 2 del mattino, arrivarono due militari e mi ingiunsero di cambiare la camera spostandomi in fondo al corridoio in una stanza simile ancora più bella, al mattino seguente chiesi alla mia guida il perché di quel cambiamento notturno, che dopo essersi informato alla reception, mi disse che l'incaricato alla mia sistemazione potrebbe essere punito in quanto non aveva tenuto conto che nella stanza accanto a quella a me assegnata alloggiava il console generale di Albania con il quale l'Italia in quel momento non aveva rapporti diplomatici e non volevano che potessi avere dei contatti se pur occasionali. La notte seguente altra sveglia notturna a causa di un sigillo con relativa ceralacca consegnatomi da un alto funzionario dello Stato in nome del compagno Mao Zedong. Il problema fu originato da un intervento politico causato da un ideogramma poco conveniente per un'ospite di riguardo, per figurare l'iniziale ma del nome Mario, che fu modificata tre volte prima di avere ricevuto l'assenso delle autorità, che Gianni Rodari descrisse ampiamente nel suo libro “Turista in Cina”. Altro viaggio e altra stranezza all'aeroporto di Kunming nella provincia dello Yunnan, chiedo in un chiosco una bottiglia di acqua minerale Laoshan con relativo prezzo. Con molta gentilezza mi disse che voleva 1 yuan. Con mia sorpresa al momento di pagare me ne chiese 5, alle mie rimostranze mi disse che la bottiglia che avevo indicato era calda e che lui mi ha consegnato una proveniente dal frigorifero che non costava 1 ma bensì 5 yuan, per pagare il costo del raffreddamento, non mi restava altro che pagare senza altro commento. Stesso giorno al mio arrivo a Pechino con i postumi di una bronchite che intendevo curare con degli antibiotici in mio possesso. Alla sera era previsto uno spettacolo dell'opera di Pechino ed io mi feci esonerare dalla presenza. Non lo avessi mai fatto mi piombarono in camera due medici più due assistenti e numerosi infermieri che mi prescrissero il solito medicamento cinese (Yin Chiao), naturalmente non lo ho ingerito ed ho continuato con il mio antibiotico. Chiesi il conto e mi risposero che in Cina gli ospiti non dovevano pagare nulla e tutto era in carico allo stato, l'equipe medica se ne andò, con il furgone della Croce Rossa con il quale erano arrivati, poco dopo entrò un incaricato in uniforme militare, che mi chiese 100 dollari americani quale mancia obbligatoria da dare al primario per il suo disturbo, conclusione tutto gratis con 100 dollari americani di mancia obbligatoria. Altro viaggio con carattere ufficiale con il Ministro dei Trasporti Sen. Vittorino Colombo in compagnia del Presidente dell'Associazione del popolo cinese per l'amicizia con i paesi esteri Sig. Wan Binang. Percorrendo il viale alberato che da Xi'An, capitale della provincia dello Shaanxi, porta agli scavi dell'esercito di terracotta, della dinastia Qing, il Senatore ed il sottoscritto notarono

 
 
 

degli individui poco distanziati al centro della carreggiata. Chiesi all'interprete il significato di quella sfilata pericolosa. Ecco la risposta: “Con l'arrivo di molte automobili provenienti in particolare dal Giappone, in Cina c'erano più macchine che autisti e così il Presidente della provincia decise di patentare i migliori ciclisti in quanto abituati a viaggiare sulle strade. L'esperimento fu alquanto disastroso perché i auto ciclisti investivano tutti quelli che li stavano davanti. A estremi mali estremi rimedi: tutti gli auto ciclisti che avevano procurato danni furono posizionati nel centro della strada per far loro comprendere quanto sia pericoloso essere investiti. La conclusione del Presidente fu lapidaria abbiamo perso qualche autista, ma i rimanenti hanno imparato la lezione ed ora gli autisti compensano il numero delle macchine. Altro viaggio semi ufficiale, durante una cena presso l'Ambasciata d’Italia incontrai il giornalista/scrittore Tiziano Terziani, il quale raccontava di una precedente espulsione dalla Cina causata dall'accusa di voler esportare reperti archeologici, si trattava di un ciondolo di avorio regolarmente acquistato presso un antiquario. Il ciondolo venne sequestrato ed il possessore espulso. Simile inconveniente successe anche a Padre G. che lamentandosi con il sottoscritto, alla presenza della nostra accompagnatrice, di non poter contattare certi personaggi di chiesa, fu svegliato nel pieno della notte da due militari che gli ingiunsero di vestirsi per essere rimpatriato in Italia, in quanto la Cina si preoccupava di avere ospiti soddisfatti ed in caso contrario era meglio che tornassero a casa loro. Sempre nei primi mesi degli anni settanta, altro viaggio con altre esperienze ed altra compagnia: prima destinazione Chengde, antica residenza estiva della Dinastia Qing.

 

 

 

Con un gruppetto di nobiltà italica che forse per ragioni alimentari o per il repentino cambiamento del clima sentirono la necessità di cercare un luogo per liberarsi dai dolori addominali. Videro un cartello con i simboli del posto adatto al bisogno e nonostante il mio avvertimento si avviarono verso una stanga occupata parzialmente da altri cinesi con le stesse necessità. A circa 50 metri dal luogo dedicato le signore si sparpagliarono a destra e a sinistra occultandosi dietro arbusti e reperti archeologici. Confidenzialmente mi dissero che il luogo era inaccessibile a causa degli odori insopportabili. Già che ci riferiamo all’igiene della Cina di quel tempo sarà bene ricordare che ai bambini non era possibile avvicinarsi a qualsiasi stanga perchè tutte posizionate ad altezza d’uomo. Ai bambini s’indossavano pantaloni con un’apertura posteriore per consentire di fare i loro bisogni senza levarseli dove capitava fra l’indifferenza dei passanti. 

 

 
 
 

Proseguiamo il viaggio verso Taiyuan: la cena fu servita su un grande tavolo circolare con tutte le portate predisposte su un disco girevole al centro del tavolo, in maniera che tutti i commensali potessero raggiungere il cibo desiderato. Una signora con uno scatto fulmineo saltò sulla sedia e pallida in volto mi segnalò sotto il tavolo la presenza di una pantegana, che più che un topo sembrava un coniglio, chiamai il cameriere per segnalare la presenza dell’intruso. Ne arrivarono tre muniti di scope per catturare il malcapitato. Ne nacque un’accesa discussione perchè tutti e tre pensavano di aver diritto alla preda in quanto era un buon pasto per la cena. Il viaggio prosegue per Loyang, siccome avevo avvisato la contessa (?). della scarsa igiene e pulizia della Cina post maoista, la mia amica aveva portato dall’Italia degli spray contro ogni tipo di animaletti e notando in bagno alcuni piccoli scarafaggi penso bene di spruzzare il water con tutta la bomboletta in suo possesso. Non lo avesse mai fatto, ho dovuto provvedere a fare cambiare la camera perchè migliaia di quelle bestioline avevano riempito la stanza, compreso il letto. Il giorno seguente all’Hotel Peace di Shanghai, avevo esaurito la mia scorata di yuan renminbi e mi presentai all’ufficio cassa per cambiare alcuni dollari americani. Fu così che scoprì un’invenzione tutta cinese: due sportelli lontani l’uno dall’altro erano collegati all’interno da un filo al quale il primo sportello appendeva i miei dollari ad una molletta di legno e li inviava a modi teleferica all’alto sportello, che contava la valuta e dopo aver calcolato con il pallottoliere il controvalore in yuan li inviava sullo stesso filo allo sportello precedente che ricontava con altro pallottoliere la correttezza del collega. Chiedeva a me di ricontare la valuta, tutta scritta in cinese, per confermare l’operazione e firmare la ricevuta, pure questa in cinese. Altro viaggio invitato dalla provincia dello Shaanxi, partecipai a Xi'An, la capitale, al Meeting Internazionale di Calligrafia, che si svolge annualmente nel mese di marzo, per sviluppare la conoscenza e l’arte della scrittura cinese con i suoi vari significati artistici, disegnati con inchiostro di china su metri e metri di carta di riso. Non sto qui a specificare i dettagli di questi ideogrammi perché sono complessi sia nella visione che nel pensiero cinese.

 
 
 

Proseguendo il viaggio verso nord, ai confini con la Mongolia Interna mi portarono in un campo sportivo dove si esibivano due fratelli che si sottoponevano a degli esercizi praticamente impossibili per un essere umano. A torso nudo (15° gradi sotto zero), si sdraiavano sul terreno sabbioso e si facevano scacciare dalle ruote con solo i cerchioni da un camion di media grandezza colmo di pietre schiacciando i corpi dei due “atleti” come se fossero d’acciaio. Gli stessi personaggi si fecero posare una decina di pietre sulla testa ed un altro di loro con una mazza di ferro ridusse in pezzi le pietre senza recare alcun danno alle teste dei fenomeni. Chiesi alla mia guida che razza di esibizione fosse quello che assistevo e mi disse che sono solo una famiglia in tutta la Cina che riusciva a fare questi spettacoli che comunque facevano parte delle arti marziali che pochissimi conoscevano. A Guilin sul Fiume Li sfilano le caratteristiche barche con appollaiati sui bordi uno o più cormorani. Questi uccelli mansueti sono presi in giro fino al tramonto facendogli pescare il migliore pesce per poi toglierlo dal becco e metterlo in barca. Naturalmente alla sera un pesce è lasciato al cormorano per mangiarselo, per non farlo smettere di collaborare il giorno dopo.

 
  

 

Lungo i percorsi d’acqua ai confini con il Vietman incontri parecchie barche con a bordo i locali in cerca di pepite d’oro. A me sembrava che fosse uno sport di fine settimana, ma conversando con un barcaiolo mi confermò che quella pesca non era un hobby 
 bensì un modo per procurarsi i pasti. All’inaugurazione della prima crociera sullo Yangtze Kiang (Fiume Azzurro), il governo cinese mi aveva invitato con altri 5 amici a partecipare all’evento. Mi consegnarono un elegante biglietto per confermare la mia prenotazione. All’imbarco trovai un’amara sorpresa: un gruppo consistente di giapponesi dopo avere contrattato con il personale a suon di mance la loro totale sistemazione occuparono anche le mie cabine così grandiosamente offerte dal Ministero del Turismo. Dopo una lunga conversazione che ha ritardato anche la partenza della nave, il comandante ricevette ordine da Pechino di liberare la sua cabina in favore degli ospiti del governo, fu così che quattro di noi furono sistemati nella spaziosa cabina del capitano ed altri due nel deposito delle scope e per di più senza finestre. Allo sbarco il capitano, che poi era una donna, ci offrì un sacchetto di plastica con dentro 6 sassi colorati come risarcimento, secondo l’equipaggio del battello a noi toccava un sasso a testa in quanto erano speciali, portafortuna e propiziatori di tanta salute, perché pescati sul fondo del fiume nel punto più basso delle tre gole. Naturalmente al mio rientro a Pechino il Ministero del Turismo si scusò e volle rimborsarmi il danno subito. 

 

 

Il giorno 12 settembre 1971 mi trovavo a Shanghai, dove mi avevano prenotato una camera al secondo piano dell’Hotel Peace con vista sul Bund.

 
 
 
 

 

Al mattino mi fecero visitare la vecchia Shanghai e nel pomeriggio mi lasciarono libero. Le uniche persone in albergo con le quali potevo comunicare in inglese erano il portiere di giorno e quello di notte, proposi di andare all’ultimo piano dove era predisposto un tavolo da ping pong (a quei tempi tutta la Cina si allenava a questo sport, per battere la squadra americana, sfida che era stata programmata dai due governi come inizio della distensione). L’ascensore era bloccato al penultimo piano, con la preghiera di usare la scala per raggiungere il tavolo da ping pong. L’accesso lo trovammo sbarrato in quanto nel salone era convenuti la signora Jiang Qing, di professione artista e quarta moglie di Mao e i compagni Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan e Wang Hongwen, quella che poi fu battezzata la banda dei quattro.
Conclusione niente partita di ping pong. Mi ritirai nella mia camera e accesi una delle tante sigarette che avevo a disposizione, (ora ho smesso di fumare). Il giorno successivo mi trasferirono in aeroporto e il mio interprete mi disse che probabilmente la festa dell’1 ottobre sarebbe stata annullata per un grave lutto accorso al compagno Lin Piao, precipitato con il suo aereo nei cieli della Mongolia Interna. A Pechino venni a sapere che l’aereo era stato abbattuto da un missile perché il traditore Lin Piao si stava rifugiando in Unione Sovietica. Le autorità accademiche mi invitarono a visitare l’Università Beihang, dove oggi si formano gli scienziati aerospaziali e che in quel tempo gli studenti si esercitavano a produrre spille da balia e spilli, si diplomavano coloro che ne producevano di più durante l’anno accademico, oltre al diploma erano esentati dai mesi di rieducazione nei campi obbligatori per la classe intellettuale.

 

  

Sempre a metà degli anni settanta il Ministero del Turismo mi chiese di portare con me due colleghi giornalisti fidati e politicamente imparziali. Portai con me il vice direttore de Il Giornale Luigi Cucchi e l’editorialista del Corriere della Sera Livio Caputo. In particolare i cinesi voleva lanciare l’Isola di Hainan in quanto l’unica spiaggia che poteva ospitare turisti tutto l’anno. 

 

Fummo alloggiati nell’unico albergo abitabile. Dimenticavo di dirvi che in Cina le porte degli alberghi avevano sì le serrature, ma il cliente non possedeva le chiavi in quanto le guardie preposte ai piani dicevano che in quel tempo non c’erano turisti stranieri e perciò non c’erano ladri. La sentenza del personale fu smentita la notte stessa in quanto qualcuno entrò nella camera del collega Cucchi e sottrasse dei dollari che il malcapitato aveva lasciato sul comodino. Avvisata la polizia dopo pochi minuti gli agenti ci presentarono con un individuo in manette chiedendo al derubato un riconoscimento ufficiale, perché se veramente quello fosse il ladro, la sua condanna sarebbe stata la pena di morte. Nessuno di noi due si prese la responsabilità di un’esecuzione e l’arrestato non fu riconosciuto. Forse le salvammo la vita. Parlando di pena di morte voglio raccontarvi i vari passaggi delle esecuzioni in Cina dal 1970 al 2000. Ai tempi di Mao ufficialmente non esisteva la pena capitale, ma solo la possibilità di redimersi facendo lavori pericolosi che prima o poi portavano a morte certa, facendo dei malfattori degli eroi, che offrivano la loro vita per il benessere del popolo cinese. Con l’arrivo al potere di Deng Xiaoping la condanna a morte da inesistente, divenne spettacolare. I condannati venivano caricati su un autocarro militare e legati ad un palo con il nome scritto con inchiostro nero sormontato da una ics rossa per comunicare che per i cinesi erano già morti. Il camion strombazzava lungo i viali delle grandi città affinché tutti potessero vedere lo spettacolo. I condannati venivano scaricati in un luogo predisposto (quasi sempre uno stadio), messi in ginocchio e uccisi con un colpo alla nuca da militari in guanti bianchi, che poi abbandonavano i corpi sul luogo dell’esecuzione dove i parenti li potevano recuperare versando uno yuan per il costo del proiettile. 

 

Ultimamente le esecuzioni sono più “filosofiche”. Secondo Lao Tze (taoismo) l’individuo si può redimere solamente riparando i danni causati al prossimo nella sua vita presente, perciò il trapianto di organi e di conseguenza il commercio degli stessi diventò oltre che alla salvezza post mortem anche un gran business per i vivi. 

 
 
 
 
 
 
 
 

Yunnan

Nella provincia autonoma dello Yunnan durante uno dei tanti viaggi a sorpresa ricevetti una laurea honoris cause dall’Università di lingua Naxi Dongba per gli studi effettuati sul loro alfabeto completamente differente da quello usato nel resto della Cina che si esprime in ideogrammi.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

La via della seta
Dettata da Marco Polo a Rustichello da Pisa nelle carceri di Genova nell’anno 1298 nel libro “Il Milione”. Vi propongo il probabile itinerario da Venezia a Khanbaliq (odierna Pechino) effettuato da alcuni membri della famiglia di Marco Polo.

 

                                                                                    
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Arrivarono nella Cina odierna attraversando le montagne ed i deserti dello Xinjiang raggiungendo Kashgar ed Urumqi con destinazione finale Pechino passando per Dunhuang, dove si possono visitare ancora oggi le famose Grotte di Mogao. La leggenda narra che il monaco buddista Lezun ebbe in visione 1.000 buddha e riuscì a convincere un ricco viaggiatore a contribuire allo scavo del primo tempio ricavato in una grotta nella parete della montagna. Con il passare del tempo altri pellegrini contribuirono ad allargare il centro spirituale ed attrarre altri monaci e costruire nella montagna depositi di documenti storici e sacri del loro tempo. I monaci avevano decorato le pareti delle grotte con simboli religiosi per meditare il senso della vita, in alcuni dipinti si può notare l’evoluzione del buddismo indiano verso quello cinese nella raffigurazione degli ornamenti e delle culture della dinastia Tang. Oggi le grotte sono non tanto luogo di pellegrinaggio quanto una delle maggiori attrazioni turistiche del Paese.

 

 
 
  
 
 
 
 
 
 
 

Mentre il resto della Cina ha avuto l’influenza taoista, confuciana e buddista nelle due principali scritture quella del piccolo e del grande veicolo, l’islam proveniente dall’Asia centrale si sviluppò in tutto l’occidente dell’Impero.

 

 

 

 


 

 

La depressione di Turfan
 
Il sistema idrico di Turfan chiamato anche karez, (che significa pozzo) fa parte della stessa depressione. Con la muraglia cinese

 

 E' parte dei maggiori progetti della terra. Il sistema costeggia il Deserto di Taklamakan e comprende una serie di pozzi collegati a dei canali sotterranei che portano l’acqua proveniente dai nevai delle Montagne di Tien Shan e dalle sorgenti dei “Monti Fiammeggianti.” La pendenza del terreno verso la depressione spinge l’acqua in superficie umidificando il suolo che fa crescere i vigneti che producono uva senza vinaccioli e meloni considerati i migliori della Cina per il contenuto di zuccheri. L’estensione agricola si estende per circa 5.000 chilometri ed a reso il deserto coltivabile.

 
 
 
 
 

 

Altre visioni in Cina
La Provincia del Guanxi è la maggior produttrici di riso della Cina. E’ coltivato su terrazze nelle regioni montagnose nel sud della provincia, il sistema oltre ad essere obbligatorio a causa delle pendenze e anche molto ingenioso per quanto riguarda l’irrigazione che sgorga dalla terrazza superiore a quella sottostante.

 

  
 
 
 
 
 
 
 

Il lavoro delle risaie fa parte della vita dei contadini incorporati in comuni agricole che usano il tempo lavorativo anche come divertimento e creano delle situazioni incredibili illuminando i vasti territori coltivati durante la festa di primavera che corrisponde al copodanno cinese. 

 

Trattandosi di un terreno franoso anche le case sono ancorate su pali che sprofondano fino a raggiungere la parte rocciosa della montagna in maniera da lasciare scivolare il terreno senza spostare le abitazioni incementate sulla roccia.

 

 
 
 
 
 
 
 

Accanto alle terrazze incontriamo la tribù degli Yao che festeggiano la ragazza con i capelli più lunghi del villaggio che viene incoronata come la nostra Miss Italia con festeggiamenti e regali.

                                                         
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nella provincia di Fujian le minoranze Hakka vivono in una unica casa di forma circolare in comunità composta da numerose famiglie che collaborano a tutte le necessità del caseggiato